Miti e Leggende sul Caffè

Quanti di voi conoscono la storia del caffè? La scoperta di questa preziosa bevanda è assai controversa ma molti studiosi sono ormai d’accordo nell’affermare che sia nata l’usanza nutrirsi di queste bacche essiccate (i chicchi di caffè) per scopi terapeutici oltre che come eccitante per rimanere svegli più a lungo.
Molti però sono i miti e le leggende che ruotano intorno al caffè:

 

Kaldi il pastore

La storia più famosa parla di un piccolo pastore dello Yemen, di nome Kaldi. Il pastore curava un piccolo gregge di capre, ma un giorno, portandole al pascolo anche se era passato parecchio tempo non le vide tornare dal pascolo. Partì a cercarle, e alla fine le trovò intente a cibarsi delle bacche di un curioso arbusto. Le capre erano molto ghiotte di queste bacche, ed inoltre il piccolo Kaldi notò che erano più agitate e scattanti del solito. Kaldi decise di raccogliere un po’ di queste bacche e di portarle al vicino monastero Chehodet, dove vivevano dei monaci molto saggi che usavano preparare decotti con erbe, frutta e bacche. Dopo avergli raccontato l’accaduto, i monaci decisero di utilizzare quelle bacche per preparare un decotto, che utilizzarono per rimanere svegli più a lungo per riuscire a pregare tutta la notte.

 

Omar il guaritore

Un altra leggenda parla di un uomo di nome Omar, proveniente da una città di Mocha ( sempre nello Yemen ). Quest’uomo per vivere faceva di mestiere il guaritore, fino a quando fu bandito dalla sua città natale e costretto a rifugiarsi in una vicina grotta. Passavano i giorni e Omar viveva di fame e di stenti e quando vide degli alberelli con delle strane bacche, anche se potevano essere velenose, decise lo stesso di raccoglierle per cibarsene. Purtroppo queste bacche erano troppo dure per essere masticate, così decise di abbrustolirle e di bollirle con dell’acqua. Assaggiata la bevanda tutto un tratto Omar recuperò le forze che ormai lo stavano abbandonando. Avendo capito che il merito era da attribuirsi a quelle bacche miracolose, somministrò il caffè anche a un gracile viaggiatore debilitato anche lui dalla fame, che miracolosamente rinvigorì e poté riprendere la strada di casa. In poco tempo la notizia della guarigione del pellegrino fece il giro della città e Omar fu riaccolto con tutti gli onorinella sua città natale.

 

Il caffè e Maometto

Anche Maometto è coinvolto in una vicenda legata alla scoperta del caffè: la storia vuole che un giorno, Maometto, molto debilitato per poter svolgere il suo compito di profeta, ricevette tramite l’arcangelo Gabriele, una pozione magica preparata da Allah in persone. Questa bevanda era scura come la Sacra Pietra Nera della Mecca. Maometto la bevve, si riprese dal malessere e rinvigorì a tal punto da riuscire a disarcionare 40 uomini a cavallo e a possedere 40 donne. Il nome di questa bevanda magica era “ qahwah ” che in arabo significa appunto caffè.

 

L’incendio in Abissinia

Un altra leggenda parla di un grande incendio propagatosi in Abissinia, dove, spontaneamente crescevano molte le piante di caffè. L’incendio si estese per decine di chilometri, e l’aroma del caffè che bruciava poteva essere sentito a decine di chilometri di distanza. Secondo la storia fu proprio grazie a quest’incendio, che potremmo paragonare ad una vera e propria “torrefazione naturale” che gli uomini scoprirono il caffè.

 

Waka la divinità

Questa storia parla del grande Waka, la più grande divinità degli Etiopi, che tantissimo tempo fa camminava sulla terra, proprio come tutti i comuni mortali.

Un giorno chiamò un uomo e gli disse: “vieni qui un momento, ti rivelerò quando morirai”

Ma l’uomo, riconoscendo la divinità, rispose: “Perché dovrei morire? Non voglio!Io Voglio vivere per sempre proprio come te!”.

Waka gli rispose: “e come potresti non morire? Sei pur sempre un essere umano, ora vieni e ascolta quando il giorno in cui morirai: rimanderò la tua morte per molto, molto tempo, riuscirai a veder nascere cinque generazioni di nipoti, vivrai 300 anni, ma dopo di che, anche tu come tutti gli uomini, morirai”.

Al che l’uomo insistette ancora: “Ho detto che non morirò mai! In fondo sono un tuo figlio! Voglio vivere per sempre come te!”

Opponendosi alla divinità, non fece altro che farla arrabbiare, così, infastidita da quell’uomo insolente sentenziò: “Se rifiuti la mia decisione, non meriti affatto di vivere, ho deciso, tu morirai oggi stesso”

Spaventato, l’uomo balzò a cavallo e fuggì. Cavalcò per ore senza fermasi un attimo, seguendo il sole che tramontava. Dopo tanto cavalcare vide in lontananza degli uomini intenti a scavare una grande buca, e vendendolo arrivare esclamarono: “Eccolo! È lui! Guardate è arrivato!”

L’uomo fermò il cavallo e gli chiese: “Cosa state facendo? E perché state scavando una buca?”

Alchè gli uomini gli risposero: “È una tomba. Non sappiamo per chi sia, ma pensiamo sia per te. Stamattina è venuto Waka e ci ha ordinato di scavare una tomba per un uomo che aveva osato disobbedirgli e che sarebbe giunto qui al tramonto. E così abbiamo fatto, la tomba è pronta.”

L’uomo fece appena in tempo a smontare da cavallo che morì all’istante, senza un motivo apparente. Gli uomini, come promesso a Waka, provvederono a seppellirlo. Dopo cique giorni e 5 notti Waka si ricordò di quell’uomo, e raggiunse il villaggio dove era stato sepolto. Appena lo videro, le persone che avevano seppellito quell’uomo gli dissero: “Oh, grande Waka, l’uomo è apparso al tramonto ed è morto come avevi profetizzato, abbiamo provveduto a dargli una degna sepoltura come ci hai ordinato”. “Portatemi Lì!” ordinò Waka, e gli uomini obbedirono. Giunti sulla tomba, Waka si fermò a guardarla per qualche minuto, e dai sui occhi sgorgarono delle lacrime. Nel punto in cui le lacrime toccarono la terra, germogliò all’istante una piccola piantina di caffè. Il caffè fu la pianta benedetta dalla divinità Waka in persona e mentre tutte le altre piante nascono con la pioggia, la pianta del caffè è l’unica a nascere dalle sue lacrime.

 

Il caffè e l’Odissea

Anche lo scrittore Omero, nell’Odissea, nomina il caffè, definendola una bevanda “Utile contro i dispiaceri, i rancori e la memoria dei dolori” in grado di far passare il sonno ma soprattutto di far smettere di piangere. In effetti oggi è stato scientificamente provato che il caffè, oltre che ad essere uno stimolante, blocca quasi all’istante le secrezioni delle ghiandole lacrimali e allontana i dispiaceri e la tristezza. Nel racconto (Canto IV dell’Odissea) Elena di Troia, che aveva ricevuto dei chicchi di caffè in dono dalla regina d’Egitto Polidamne, aveva servito del caffè mescolato al vino, per rallegrare Telemaco e i suoi compagni, disperati per la sparizione di Ulisse.

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